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giovedì 20 marzo 2014

Ferie libere anche nel 2014

Era da diverso tempo che SNAG Milano non partecipava più alle cosiddette “commissioni ferie”. Dobbiamo confessare, anche con un certo stupore che, nonostante la rigida posizionepresa contro FIEG non è mai emerso alcun problema.

 Gli edicolanti hanno fatto le loro ferie o chiusure durante l’anno, tranquillamente. Le agenzie non hanno avuto problemi diversi da quelli usuali e gli edicolanti sono stati felici di non dover sottostare ad imposizioni e logiche  oramai sorpassate o produrre scuse non sostenibili.


La nostra partecipazione alla commissione è nata dal fatto che un’area distributiva non ancora coinvolta dalla protesta, con il 2014 è stata ufficialmente cooptata ( Agenzie Riunite – area della Provincia di Milano), pertanto si voleva dichiarare la nostra posizione in commissione così come fatto in altre occasioni.

Sono piombato così in un ambiente quasi surreale. Degli 8 distributori coinvolti hanno partecipato solo tre e non erano gli Amministratori, come una volta, ma i “diffusori”. Un tempo era anche il momento in cui scambiare opinioni, idee, proposte. Delle sigle sindacali chiamate hanno partecipate solo due. Una delle quali ha già disdetto da lungo tempo l’accordo, pertanto non aveva alcun motivo di partecipare, e noi che eravamo in veste chiaramente critica.

Ambiente surreale perché è emersa la pochezza di una commissione una volta importante e non più motivata da alcuna necessità di carattere operativo e professionale ma solo perché deve tentare di aiutare, almeno un pò i distributori locali.

Esilarante è stato assistere alla richiesta del coordinatore rivolta al responsabile  CISl di Milano di raccomandare un allineamento ai turni dei ferie dei propri associati, ma più di tutto è stato sconcertante notare un sostanziale menefreghismo verso il nostro settore.

Preoccupante notare che in sede F.I.E.G. Milano non si parla più di rete di vendita, di pianificazione di…problemi. Ognuno fa il suo senza guardare le prospettive di un' attività ancora forte, presente e laboriosa nonostante un momento storico per l’editoria.  

Direi che  sotto l’aspetto professionale si tratta di un “non luogo” di lavoro , è pur sempre piacevole assistere ad un piccolo momento di esilaranti scenette nel quotidiano grigiore che accompagna la realtà della nostra attività.



A.R.

mercoledì 25 settembre 2013

Chi ha detto che gli edicolanti non protestano?

Forse in molti non si ricordano ma una silenziosa quanto efficace protesta nei confronti dell’immobilismo editoriale e della vacuità F.I.E.G. è in atto da circa due anni.


Una protesta concreta e rigorosa che prevede sostanzialmente la manifesta volontà di S.N.A.G. e dei suoi associati a non volersi attenere a quanto stabilito dal vigente accordo nazionale, e relative commissioni, nel voler determinare e imporre i turni di ferie e chiusure in generale. Vi ricordo il motivo. La cosiddetta "commissione ferie" è l'unico apparato attivo e funzionante tra quelli previsti dall' accordo.
Anche in questo caso la protesta è stata promossa dal solo S.N.A.G…peccato. Si sono avuti su Milano momenti di  "intenso dibattito" , e il risultato è stato di grande rilevanza oltre ad essere emersi alcuni aspetti importanti.

Primo fra tutti è che gli edicolanti hanno fatto le ferie e fanno le chiusure sia domenicali come anche in occasioni diverse, solo ed unicamente basandosi sulle proprie esigenze e necessità. Senza dover motivare, ma sempre comunicando per tempo ai fini logistici.

Nessuna particolare criticità è emersa se non in sporadici casi. L’attività di vendita del prodotto editoriale così come l'attività distributiva è comunque continuata sia a Milano come in Provincia senza alcun problema.

La protesta è ovviamente piaciuta ai rivenditori. Non hanno dovuto sentire i soliti diktat e non hanno dovuto inventarsi banali scuse, o peggio, per poter chiudere.

Mi chiedo se non si possano inventare forme di protesta simili dove l’edicolante non è costretto a dover subire ritorsioni o a dover gestire problemi, come nel caso di chiusura della propria edicola  per sciopero.

Sostanzialmente si è trattata di una protesta già vinta e riuscita in partenza, così come potrebbero essercene altre…speriamo però di essere in compagnia di altre sigle.

martedì 14 maggio 2013

liberalizzazioni all'italiana

 Strano il mondo delle edicole. Immersi negli innumerevoli problemi quotidiani ci dimentichiamo che pochi mesi fa lo S.N.A.G. ha messo in atto uno sciopero nazionale di tre giorni, non recepito da parte delle edicole milanesi e con adesioni interessanti in alcuni Comuni, in seguito a gravi incongruenze normative che sono sfociate in una “liberalizzazione” del settore.

In quell’ occasione le altre sigle sindacali hanno preferito non aderire o ritirarsi all’ ultimo momento dalla protesta. Il fatto importante è comunque che l’obbiettivo prefissato non è stato raggiunto e che oggi c’è una grande e pericolosa confusione in tema di autorizzazioni alla vendita di prodotti quotidiani e periodici.

Ferma è la nostra posizione sul tema, tanto più che siamo davanti ad una finta liberalizzazione del settore che consentirebbe ad altri di accedere alla vendita di prodotto editoriale, impedendo nel contempo all’ edicolante, attraverso le normative di settore ancora operative, di offrire alla propria clientela diverse merceologie e limitando la superficie di vendita al prodotto non editoriale al 30% dello spazio espositivo ( per la lombardia).

Il motivo dello sciopero è stato proprio questo. L’incontro del 6 marzo con il Sottosegretario di Stato con delega all’editoria dott. Paolo Peluffo (nato dopo la proclamazione dello sciopero…), era andato nella direzione sperata, essendo emerso da parte del Governo un sostanziale apprezzamento per le tesi delle OO.SS nei vari ambiti.
Si è così ipotizzata la necessità di un normativa ad hoc che potesse coniugare i contrapposti interessi in tema di informazione assicurando la funzione di interesse pubblico e di utilità sociale connessa alla diffusione della stampa su tutto il territorio nazionale.

Come è a tutti noto ci sono state poi difficoltà nella costituzione del nuovo Governo e con il 2 maggio 2013 Il deputato abruzzese Giovanni Legnini è stato nominato dal Consiglio dei Ministri sottosegretario con delega all'Editoria e all'Attuazione del Programma. Tutto da rifare? Probabilmente no ma la cruda realtà è che il referente  è cambiato e oggi sul territorio nazionale ci sono diverse interpretazioni della legge che stanno mettendo a repentaglio l’esistenza della rete di vendita.

E’ notizia di questi giorni che a Modena la Grande distribuzione, sfruttando l’incertezza della legislazione in vigore (dove entrano in conflitto le leggi principali, quali la legge  170/2001, la Direttiva Europea Bolkestein e il decreto del Governo Monti sulle liberalizzazioni convertito in legge nel marzo 2012), sta aprendo uno dopo l’altro nuovi punti vendita all ’interno dei propri super e ipermercati.
Stessa difficoltà si sta riscontrando nel comune di La Spezia dove sono state date nuove autorizzazioni alla vendita sempre a dei supermercati. Attualmente i rivenditori liguri stanno organizzando un ricorso al TAR per le nuove autorizzazioni ma…la strada è senza dubbio in salita.

Voci analoghe si sentono arrivare anche da Comuni della Provincia di Milano, dove distributori "poco attenti" attivano nuovi punti vendita a ridosso di edicole già esistenti.
Il problema maggiore di tutto ciò è che siamo davanti ad una liberalizzazione fatta a metà su un prodotto che non può rientrare nei normali canoni concorrenziali (distributore, prezzo e aggio imposti) e vincolando per legge le edicole nel proporre nuovi prodotti.

La lunga pausa istituzionale dovuta alle elezioni del Governo così come della Giunta della Regione Lombardia si è conclusa e già sono attivi i contatti per chiarire e definire gli aspetti normativi in corso, ma la realtà è che tutto è cambiato.



photo credit: Simon Donini via photopin cc

domenica 24 marzo 2013

L'edicola tra vecchio e nuovo

Ogni soggetto che vive di editoria oggi si sta chiedendo cosa ne sarà del proprio futuro. L’Editore, il Distributore Nazionale, il  Distributore Locale ed ovviamente l’Edicolante.


Nessuno è escluso dall’ attuale rivoluzione. Non parliamo più di crisi del settore ma proprio di un periodo che sta portando un vecchio modello per la vendita della stampa, composto da determinate logiche legate a vendita, pubblicità, diffusione ecc… ad un nuovo modello che oggi nessuno ha ancora in mano e che nessuno conosce, anche se in molti predicano quello che, gli altri, dovrebbero fare.

Con il convegno di dicembre abbiamo voluto dare inizio a questo processo di condivisione ed approfondimento di tutte le tematiche inerenti la nostra attività perché tra pochi anni non saremo più quello che siamo oggi.  

Continuiamo a parlare e discutere del problema quotidiano, dalla resa all’orario di consegna, ma non possiamo far finta di non vedere quello che accade attorno a noi.

Qualche esempio? Il gruppo Mondadori ha chiuso il bilancio 2012 e registra una perdita di 167 milioni. I ricavi sono scesi del 6% a 1,416 miliardi. Le entrate pubblicitarie hanno subito un calo del 21,4% rispetto al 2011.  L’anno in corso non promette meglio, se per il 2013 Segrate prevede un margine operativo lordo inferiore rispetto al 2012. 
La chiusura di cinque testate e della riorganizzazione di molte delle residue redazioni della casa editrice che comprenderà l’esubero di più di 70 persone.
Stessa situazione per il GruppoPoligrafici, ovvero i quotidiani “Il Giorno, Resto del Carlino e la Nazione”. L'andamento della pubblicità sui quotidiani a pagamento evidenzia un decremento a valori globali del 16,2%. Per quanto riguarda la diffusione dei quotidiani si accentua il calo con una flessione per il 2012 del 8,7%. La fonte e A.D.S. pertanto già sappiamo che sono dati che tengono mo0lto poco presente il reale assorbimento di un prodotto .  La raccolta pubblicitaria sui quotidiani cartacei registra una contrazione del 17,5%, mentre è stata molto positiva la raccolta pubblicitaria su internet con un incremento del 30% rispetto al precedente esercizio.
Corriere della sera? 800 esuberi di cui 600 inItalia. Come tutti sappiamo e abbiamo visto con i due giorni di sciopero. Riduzione dell’organico di 110 giornalisti su un totale di 355, il taglio di parti rilevanti delle retribuzioni effettive, la possibile vendita di sedi e riduzioni di pagine.
Gruppo Espresso. L’utile netto del gruppo si attesta a 21,8 milioni di euro, in calo del 64% rispetto ai 60,4 milioni conseguiti nel 2011. E il futuro sembra tutt’ altro che roseo.

I distributori nazionali oramai sono 3. M-DIS, PressDi e SODIP. I primi due di diretta emanazione editoriale ovvero Rizzoli e Mondadori. Negli ultimi 5 anni hanno chiuso o sono in profonda crisi altri tre distributori nazionali. I distributori locali rivedono i costi e si restringono o si accorpano per non morire e noi?

Noi non possiamo fare tagli sul personale o ridurre gli investimenti, possiamo riscoprirci commercianti e… piccoli imprenditori usano/sfruttando  quell’ossigeno che, per ancora qualche anno, l’editoria ci darà.

Molto si sta facendo per vedere l’”edicola del futuro”.  Ci si sta muovendo con il Governo, in Regione Lombardia e con l’Amministrazione Comunale di Milano come con le agenzie, ma una "rivoluzione" non si affronta con la logica di cambiare qualche regoletta all'accordo nazionale ma con il coraggio di chi sta facendo migrare un settore commerciale ad un altro.  

L’edicolante invece oggi deve fare la sua parte partecipando alla discussione e aprendosi alle nuove opportunità che si stanno creando.


photo credit: changsterdam via photopin cc

venerdì 1 marzo 2013

Condé Nast - portiamo nuove lettrici in edicola


Di fronte a questo tipo di attività ci si chiede non quanto si guadagni ma quanto potenzialmente si potrà perdere. E’ lodevole il voler portare in edicola clienti oramai persi da lungo tempo o che mai hanno raggiunto un profilo tale da dover sentire il desiderio di avvinarsi alla lettura e all’ informazione. 
Ci si chiede anche come mai ci sia stato sottratto un cliente per poi sforzarsi tanto per farlo tornare da noi. Diversamente se si volesse colpire con la promozione chi usualmente non si reca in edicola non penso ci siano le premesse affinché questo diventi un affezionato cliente dell’edicolante solo grazie a pochi buoni sconto.

Non vedo però sinceramente nulla di nuovo o che non sia pericoloso nell’ operazione. La gestione dei buoni per il rivenditore raramente è stata accompagnata da un successivo incremento delle vendite e la raccolta dei dati anagrafici è stata sempre da noi assolutamente sconsigliata. Il perché è intuibile.

Interessanti l’app e il sito ma sconveniente il ritiro del buono e pericolosa l’operazione. Campagne pubblicitarie analoghe le abbiamo vissute con la  testata “Wired” il cui numero di abbonati è di molto superiore a quanto si venda in edicola, e altre testate mensili di Condé-Nast, hanno un numero di abbonati tali ed un prezzo dedicato all’ abbonato talmente seducente da essere visto solo come un concorrente.

Dal sito successivamente alla registrazione è possibile scaricarsi il primo buono e altri verranno messi a disposizione. Inutile dire che il furbo che si farà qualche copia in più ci sarà e che problemi con l’agenzia per l’accredito ci saranno ma non è questa la criticità maggiore.

Il dubbio nasce dal fatto che l’operazione è poco chiara fin dall’ inizio. Si esordisce con il dire che ci sarà un azione mirata dove verranno regalate un numero imprecisato di copie in un elegante shopper direttamente sulla porta di casa. Viene definito come ”incentivo alla fidelizzazione delle lettrici e all’acquisto in edicola”. Personalmente penso che il cliente fidelizzato sia colui che sente il “richiamo” dell’edicola come luogo dedicato all’ informazione e alla cultura, dove è possibile scoprire nuovi interessi e approfondire le proprie passioni. Se devo portarti la borsetta sullo zerbino e offrirti lo sconto del 50% per venire a trovarmi…non sarai mai un cliente da edicola.

I buoni si potranno stampare da internet, ma bisogna registrarsi. Sul medesimo il cliente riporterà i suoi dati… un incaricato ritirerà i buoni in determinate edicole, in altre verranno restituiti all’agenzia. L’applicazione per smartphone verrà utilizzata per recarsi in edicola o per versioni digitali?

Troppe cose non chiare promosse con strategie primitive.




mercoledì 27 febbraio 2013

Il più sincero dei ringraziamenti


Il più sincero dei ringraziamenti ai rivenditori che hanno partecipato allo sciopero.

 
Le difficoltà in cui versa il settore obbliga ogni soggetto della filiera editoriale a prendere decisioni difficili e drastiche, così come stanno facendo il mondo editoriale, quello della distribuzione e anche quello della rappresentanza delle rivendite di quotidiani e periodici.


In questi giorni sono stati fitti, frequenti e sempre stimolanti, i contatti avuti con la rete di vendita. Inutile nascondere che la difficoltà quotidiana ( vedi TGR regionale)  nella gestione del prodotto editoriale, così come l’innegabile situazione economica, abbiano dominato il dibattito e il risultato di questi tre giorni.
Un ringraziamento a tutti coloro che si sono prodigati nel sensibilizzare il vicino alla chiusura, a coloro che hanno organizzato incontri o cene con i colleghi per affrontare gli argomenti che hanno spinto allo sciopero e anche  chi ha concordato coi colleghi forme di protesta di altro tipo. Siamo spiaciuti anche nell’aver constatato che troppe rivendite hanno rinunciato alla chiusura solo perché il collega accanto ha preferito fare altre scelte.

Il processo di sensibilizzazione della rete di vendita e di accrescimento professionale e  culturale continuerà, così come la nostra lotta per ottenere sempre migliori condizioni per il settore e nonostante le nuove difficoltà che si sono profilate in questi mesi, prima fra  tutte la "disarmonia" sindacale.

L’iniziativa di questi giorni è stata molto utile per constatare la soglia di attenzione della rete di vendita sui problemi del settore e della propria attività e per contare e capire chi e quali sono i rivenditori attivi per uno sviluppo delle nostre attività e dell’Associazionismo.

In questo momento a far da padrone nel nostro settore non è l’editore, il distributore o l’edicolante ma semplicemente e banalmente “il mercato”. Spetta quindi prima di tutto  al l'edicolante rivendicare il ruolo che la sua azienda dovrà occupare nel panorama commerciale e imprenditoriale di domani

La legge è cambiata e con questa anche il ruolo della rete di vendita nell’ambito del’informazione  e spiace constatare che in troppi non l’hanno capito.

Prossimamente verranno organizzate nuove assemblee e nuovi incontri dedicati affinché il processo di sviluppo che ci sta vedendo protagonisti e che ha visto in questo sciopero un tassello fondamentale, possa restituire un nuovo modello commerciale per le edicole del futuro.













sabato 23 febbraio 2013

L'edicolante finalmente raggiunge il cittadino con pubblicità su internet


In questi giorni ho avuto la netta sensazione di essere sotto censura.Pochi articoli e pochi commenti. Si leggono solo i comunicati stampa e nessun approfondimento, tranne rarissimi, anche se a volte interessanti, articoli (Il fatto quotidiano - L'edicola non è una cabina telefonica- è uno di questi). Nel complesso l'argomento si è trattato  molto poco .
Nessuna novità vero? Lo sappiamo che la rete/edicola è in mano agli editori e che hanno bisogno un centinaio di cani da guardia per sostenersi.
 Certo il dietrofront della CIGIL su suggerimento di alcuni esponenti politici non ha aiutato in quanto, inspiegabilmente, il mondo editoriale ha voluto interpretare che lo sciopero fosse stato sospeso da tutti... che strano. Sicuramente migliaia di volantini sono oggi nelle mani dei cittadini ed il grande sforzo compiuto dallo SNAG acquistando tre pagine dei più importanti quotidiani nazionali ( Corriere della Sera-La Repubblica-Il Giornale) saprà sensibilizzare ancora di più cittadini, Amministrazioni e Istituzioni.

Con venerdì 22 febbraio abbiamo avuto la possibilità di usare anche FREE LUNA come strumento informativo per l'imminente sciopero. Come da nostro mailing di venerdì 22 febbraio rivolto a tutte le rivendite a cui è stato installato l’hot-spot con Wi-Fi FREE LUNA, questi potranno inserire "l' evento" informando i cittadini dei possibili disagi dei prossimi giorni. Bisogna ovviamente però credere nella protesta. 

Tutti gli  utenti di Milano connessi attraverso internet con FREE Luna potranno veder le vostre comunicazioni. 

Adesso spetta all'edicolante fare il suo dovere, oppure dare ragione a questo giornalista del quotidiano "la stampa" che su TWITTER, semplicemente, la pensa così...



Alessandro Rosa


giovedì 21 febbraio 2013

Nessuna paura c’è S.N.A.G.!


Incredibile ma vero un dietrofrontsenza precedenti da parte di due importanti compagni di viaggio quali Si.Na.Gi. ed USIAGI.

Inspiegabilmente è bastata una cortese chiacchierata con il prefetto di Roma che ha fatto alcune personali considerazioni su problemi di grande rilevanza nazionale e due spot politici da parte dell’On. Bersani, ben noto per non aver dimostrato alcun interesse sul nostro settore con la liberalizzazione del commercio, e l’On. N. Vendola per far cambiare idea a chi si vanta di rappresentare migliaia di iscritti. 


Il Sottosegretario all’ editoria Peluffo, che non ha dimostrato un grande interesse per noi nel corso del 2012 e che non si sa se ci sarà dal mese prossimo dichiara la volontà a discutere del nostro fantastico mondo e tutto rientra. E’ tutto questo sufficiente per far calmare gli animi? Direi di no.

Non si è forse proclamato uno sciopero per sensibilizzare cittadino, Governo e F.I.E.G.?
La Federazione editori non mi pare che abbia questa gran voglia di discutere dell’Accordo nazionale ed è oramai solo impegnata a gestire gli esuberi delle case editoriali piuttosto che parlare di edicolette.

Siamo di fronte dunque ad una "ritirata strategica" dallo squisito sapore politico! Ritirata che lascia scoperte  le spalle degli edicolanti agli strali  del mercato, dei distributori e degli editori.

Per lo S.N.A.G. dunque nulla è cambiato. Domani a Milano verranno distribuiti altri 40.000 volantini e a brevissimo un' intera pagina del Corriere della Sera ribadirà il concetto che stiamo urlando da settimane, e successivamente verrà ripetuto da altri quotidiani nazionali.

Spiace però pensare che quando ci sarà la convocazione di un tavolo parteciperanno soggetti che firmerebbero qualsiasi cosa e pensionati ma soprattutto...sarà presente una disarmonia sindacale senza precedenti.

Alessandro Rosa

venerdì 15 febbraio 2013

Se lui chiude io chiudo

A breve verranno distribuiti in tutte le rivendite di Milano circa 170.000 volantini che l’edicolante dovrà distribuire ai propri clienti.
L’obbiettivo è chiaramente di aiutare il rivenditore ad informare la clientela sul perché gli edicolanti d’Italia abbiano dovuto proclamare tre giorni di sciopero.Come tutti noi sappiamo il cliente vede solo il lato esteriore del nostro lavoro e non comprende quanto sacrificio e quanta fatica ci sia dietro la nostra attività quotidiana.
Il nostro settore è molto chiuso e le difficoltà dell’edicolante con i suoi mille problemi fanno fatica ad emergere. La stessa stampa nei nostri confronti non è mai stata solidale ed il motivo è fin troppo evidente.
In questi giorni abbiamo quindi la possibilità di far emergere un grave problema in un momento ancor più difficile.
Abbiamo ricevuto molte telefonate in merito ai tre giorni di sciopero e ci scusiamo se con alcuni di voi non siamo riusciti ad essere esaurienti, ma vi assicuriamo che sono state giornate intense.
Se dovessimo tracciare un unico filo per semplificare o semplicemente riassumere quella che è l’opinione del rivenditore, potremmo quasi dire che ognuno di noi osserverà quello che farà il vicino. Banalizzo:” Se lui chiude io chiudo”.
Altro aspetto importantissimo è legato al discorso dei servizi alle ditte o ai singoli clienti, e a tal proposito ricordo che si astengono dal lavoro attività dal profilo sociale ben più importanti della nostra, basti pensare agli ambiti medici, giudiziari o dei trasporti.
Tutti abbiamo un motivo per chiudere e partecipare alla protesta così come anche mille motivi per stare aperti. Primo fra tutti quello economico. Son sicuro che ognuno di noi avrebbe preferito fare la protesta in altro modo. Alcuni vorrebbero fare più giorni (ma tutti…) altri meno, alcuni solo il pomeriggio, altri vorrebbero respingere la merce e basta, altri non ci credono allo sciopero e altri ancora non ci credono più perché doveva essere fatto 20 anni fa.
I volantini che riceverete nei prossimi giorni serviranno da stimolo per il cliente ma anche per noi per sentirci categoria e per far emergere nei confronti dell’utente le difficoltà di un settore che ha dei profondi vincoli commerciali e che è soggetto ad un cambiamento epocale, dal quale si solleveranno solo coloro che sapranno scoprire nuove professionalità.

Senza guardare cosa farà il vicino!
Che ognuno faccia il suo dovere ed il risultato verrà raggiunto

mercoledì 6 febbraio 2013

Edicole in sciopero! Vuoi sapere perché?


Perché ogni giorno quando vai a comprare il giornale o quando vai a comprare un semplice biglietto del tram dai per scontato che ci sia una figura commerciale, definita “edicolante”, pronta ad offrirti quell’ oggetto che viene teorizzato come l’essenza della libertà di stampa e dell’informazione ma che in realtà, a livello istituzionale, non frega proprio a nessuno.


Il lettore è abituato a trovarlo. Lo vuole, lo esige, lo pretende e lo vive come un diritto e sarà pronto a abbandonarti per un abbonamento. Si arrabbierà se per un improvviso malore l’edicolante sotto casa dovesse mai chiudere costringendolo  a fare altri 200 metri per trovare un'altra edicola. Nella realtà però al cliente non gli interessa cosa c’è dietro e tanto meno è interessato sapere che il nostro settore sta vivendo il suo crepuscolo. 

Nell’assoluto silenzio di tutti coloro che sono pronti ad ergersi a difensori della libertà di stampa e che quotidianamente rivendicano il diritto ad essere finanziati per idee che nessuno acquista e che a pochissimi interessano. Per assurdo i nostri più accesi e attivi censori sono proprio gli editori e i giornalisti.
Siamo stati una categoria redditizia ma con immani sacrifici. Ora siamo un settore in profonda crisi e lavoriamo ancora di più. Siamo nel bene e nel male coloro che hanno garantito la libertà di stampa e la parità di trattamento dall’immediato dopo guerra ad oggi. Tutelati da delle leggi ma con un prezzo salatissimo da pagare. La morte imprenditoriale. Nessuna possibilità di scelta del prodotto, ne dei quantitativi come dei titoli, aggio imposto prezzo imposto. Il franchising più esteso a livello europeo con il 100% de costi a carico dell’esercente.
Oggi la legge non è chiara. Si capisce poco è contorta e confusa. Si vede che è nata da gente che non conosce il settore e che ascolta troppe voci discordanti e soprattutto che  non sa prendere una decisione. Gli editori con la FIEG invece non esistono. Non intendono scrivere nuove regole e nemmeno ne vogliono parlare. Troppo occupati a tenersi attaccati alle poltrone. Il Corrierone vende la sede, la Mondadori non riesce a pagare l’affitto e la nostra controparte storica sonnecchia da qualche parte. La distribuzione implode sotto i costi di gestione e si inventa ogni stratagemma per stare in piede. C’è chi chiede i soldi all’edicolante, chi se li prende senza chiederli e chi farà il buco ad M-Dis e Press-di con il beneplacito dei top manager.

Sta nascendo un nuovo modo di vendere informazione. All’insegna dell’anarchia e del “si salvi chi può”. Per questo facciamo sciopero per dare una sveglia a quei pochi che vogliono costruire qualcosa, e saranno proprio coloro che venderanno informazione anche nei prossimi anni, non con regole di FIEG o norme nazionali ma con le uniche regole che contano, quelle di mercato.

A.R.



photo credit: Brocco Lee via photopin cc

venerdì 18 gennaio 2013

ADP di Saronno sbaglia gli sconti....


Tra i mesi di novembre e dicembre come è noto vengono erogati gli usuali ” sovra sconti”  come da Accordo nazionale art.8 . Da un controllo effettuato A.D.P. di Saronno su circa 700 titoli ha sbagliato lo sconto. 
L’amministratore di A.D.P. di Saronno Dott.ssa Mara Belotti ci comunica in data 17-01-13 ( alla terza mail quella in cui sono stati coinvolti tutti di distributori nazionali), che è stato un errore tecnico e che si dispiace...e che pensava che noi avessimo visto che stanno sistemando tutto.

 Per ora hanno sistemato circa 30 titoli su su quelli segnalati.  

 Avendo  verificato che le correzioni hanno riguardato quindi poche testate ed essendo poco credibile l’ipotesi delle “anomalie informatiche” oltreché della millantata collaborazione con nostri rappresentanti, abbiamo informato la F.I..E.G.  e tutti i distributori Nazionali su quanto sta accadendo al fine di chiarire la questione.

Assurdo pensare che possano accadere ancora queste cose.

Riportiamo il testo e vi terremo informati sugli sviluppi:




AR

lunedì 14 gennaio 2013

La resa a compensazione rimane!


Ma che novità! La complicata ma pur sempre chiara modifica dell’ Art. 39 Legge n° 27 del 24/3/12 con l' art. 34 comma 41 della Legge 17/12/2012 n° 221 è stata prontamente adottata da alcuni distributori locali nella maniera più semplicistica e infida. 
Forti dell’oramai noto predominio sul territorio hanno già iniziato ad inviare lettere alla rete di vendita dove si notifica la modifica di legge, informando così il rivenditore che la “resa a compensazione” non è più una facoltà concessa all’ edicolante. Ovviamente non è sufficiente, per rendere operativo fin da subito l' inappellabile giudizio il distributore locale è pronto a respingere la merce senza accreditarne l'importo e creando i noti scompensi accompagnati dallo smarrimento della merce... 

La posizione dello S.N.A.G. Nazionale è nota e di fronte all’ abuso di posizione dominate è pronta a sostenere le ragioni degli associati. E' comunque assolutamente incomprensibile come di fronte a modifiche così sostanziali delle modalità di vendita del prodotto editoriale, ogni soggetto della presunta filiera editoriale desideri sentirsi protagonista ed operare contro la legge senza nemmeno voler affrontare temi così essenziali ad un tavolo comune, che ponga le basi (anche litigando) di ciò che dovrà portare ad un nuovo metodo di vendere stampa in Italia. 


lunedì 7 gennaio 2013

Programma incontri gennaio / febbraio 2013

 A.T.M. -  Le difficoltà e i costi sostenuti negli ultimi anni, accompagnati da un lento logoramento degli utili, necessita di doverosi approfondimenti.




E’ convocata per venerdì 18 gennaio,  presso la sede S.N.A.G. Milano di Via San Sisto 3 ore 14.30, un assemblea rivolta alle sole rivendite di Metropolitana

I biglietti elettronici e la loro evoluzione, stanno portando ad un ridimensionamento della redditività delle edicole di Metropolitana e le strategie di commercializzazione dei documenti di viaggio utilizzate da A.T.M. sono tese in buona parte a “saltare” la rete di vendita. Gli anni 2013/2014 saranno caratterizzati inoltre da revisioni dei canoni di affitto per buona parte dei punti vendita di metropolitana.

E’ pertanto assolutamente necessaria la partecipazione dei rivenditori al fine di tracciare una linea di intervento nei confronti di A.T.M. e, qualora fosse necessario, anche dell’Amministrazione Comunale.

necessario confermare la partecipazione all’incontro).

--------   Spediservice - A più di un anno di distanza  dal ritiro da parte di Spediservice dall’area distributiva di Milano, alcune rivendite sono ancora in attesa dell’accredito della merce resa.
Al fine di valutare una definitiva azione nei confronti dell’Agenzia, i rivenditori ancora a credito sono invitati ad affrontare l’argomento con l’avv. Astrid Dalla Rovere

venerdì 25 gennaio alle ore 15,00 presso la nostra sede di  Via San Sisto 3

(è necessario confermare la partecipazione all’incontro)

--------    Wi-Fi Milano -  Fieri dell’attività sostenuta nell’ambito del  progetto che ha portato una connettività gratuita a più di cento edicole a Milano, confermiamo per il 2013  l’estensione del progetto a nuovi punti vendita.
Molte rivendite non hanno ancora però perfettamente inteso le potenzialità del progetto e come utilizzare tale strumento per la promozione della propria edicola.
La connessione Wi-Fi e relativo software, viene acquistato da migliaia di esercizi commerciali in Italia (con un costo dai 300 ai 400 euro) al fine di sostenere il proprio business. Noi possiamo accedervi in maniera totalmente gratuita.

Verranno  pertanto fissati a  breve dei  workshop dedicati ai rivenditori che hanno già installato FREE LUNA e altri rivolti invece a chi è intenzionato ad aderirvi, tenuti direttamente dall’Amministratore del gruppo proprietario della più grande rete Wi-Fi d’Italia.

venerdì 14 dicembre 2012

Torna la posta in edicola?

Crolla l’editoria diminuiscono le entrate da vendita di prodotto editoriale, obbiettivo della rete di vendita è rinnovarsi e cercare nuove attività che sostituiscono quanto è stato perso ma che facciano anche crescere la propria attività.

 Tanti sono i modelli commerciali che hanno dovuto cambiare, sotto i nostri occhi, il proprio modo di porsi verso l’utente.- Perché questo non deve accadere anche a noi? Perché l’edicolante di oggi deve essere uguale a quello di 50 anni fa? Ognuno di noi si guardi attorno per vedere come sono cambiati i consumi, quante attività sono sparite e quante nuove ne sono nate. Le nostre attività possono sviluppare nuovi servizi e non devono rimanere passivamente a guardare un mercato editoriale che continua ad erodersi. E’ quindi partito, a livello sperimentale, un nuovo servizio su cui lo S.N.A.G. di Milano sta lavorando per far diventare le rivendite interessate “Operatori postali”.
E’ stato individuato un limitato panel di rivendite per testare un nuovo servizio che il rivenditore potrà offrire ai propri clienti individuando soprattutto gli studi commerciali e gli uffici che abitualmente devono utilizzare in maniera massiva le poste.
Un dato positivo. Circa trent’anni fa le edicole milanesi effettuavano servizi postali e con grande successo ma una volta le attività di natura concorrenziale venivano pesantemente limitate, soprattutto se si trattava di “poste”. Il servizio è stato quindi sospeso. Saranno gli edicolanti di oggi attivi come quelli di trent’anni fa?

Quando il Distributore chiede “un compenso” per la consegna dei giornali…

Fine luglio 2012. I rivenditori sono pronti per le sospirate ferie e le valige incominciano, lentamente, ad essere preparate quando succede che…

il distributore Canesi di Cremona improvvisamente ed incurante delle norme contrattuali invia a circa 150 rivenditori una richiesta di 5,00 euro al giorno per la consegna del materiale altrimenti sarebbero state sospese.
Da questo sono nati innumerevoli problemi, facilmente immaginabili, ma ci si rende conto anche di che paradosso stiamo vivendo come rete di vendita ma anche come cittadini. Il distributore è in grado di “spegnere” attività commerciali, e anche la libera informazione in interi Comuni. Il collo di bottiglia di cui si parla da decenni si è espresso con tutta la sua aggressività con l’oscena richiesta.
I rivenditori associati a S.N.A.G. sono stati sostenuti e siamo riusciti ad impedire che la richiesta si concretizzasse ma….cosa è accaduto sul territorio? Quante rivendite stanno pagando per lavorare e quanti invece si sono limitati a transare l’importo? Ma soprattutto cosa farebbero gli edicolanti di Milano e Provincia se accadesse a luglio 2013 anche a noi?

giovedì 13 dicembre 2012

Edicola carta e web

 Carlo Monguzzi, componente di Giunta dello S.N.A.G. Nazionale, apre la discussione su un tema fondamentale  e che in moltissimi, non si sa perchè, stanno facendo finta che addririttura non esista o che sia di secondo piano rispetto al disguido giornaliero.

"Ci hanno messi sul lastrico e ci stanno conducendo all'estinzione.  E forse ci riusciranno. Non lo so. Ma una cosa è certa: gran parte degli editori esistenti andrebbero rottamati per dilettantismo e falso in Accordo Nazionale, alcuni Distributori dovrebbero fare corsi di marketing aziendale.



Infine alcuni sindacati dovrebbero togliersi di dosso un po’ di vecchiume e di idee superate, parlando un po’ più in edicolese e meno in sindacalese. L’abilità del "colpo al cerchio e uno alla botte" ha fatto i suoi bei danni, pertanto bravi fino a ieri, ma oggi stiano a casa.
E mi fermo -con fatica, non lo nego - perché lo spirito di questo incontro è di tutt'altro taglio.
Noi non sappiamo cosa accadrà negli anni a venire, ma possiamo supporre con buona approssimazione, che la carta stampata subirà un uso ed un consumo notevolmente inferiore a quello odierno.
Non solo non conosciamo i tempi, ma soprattutto i modi con cui ciò avverrà, ma la trasformazione in atto ci induce a pensare, che per noi, non sarà un passaggio indolore. L'informazione, la lettura e l'intrattenimento multimediale si stanno influenzando reciprocamente, attraverso mezzi e strumenti che non hanno più confini.
Di conseguenza dobbiamo prendere atto, che lo strumento cartaceo, inteso come stampato o giornale, perde della propria peculiarità. Cioè di quella rapidità, particolarmente consacrata dalle notizie del giornale quotidiano, a vantaggio del nuovo mondo del web.2 o del prossimo web.3 .
Come vedete ogni giorno ci sono parole nuove, che ai più possono apparire incomprensibili, ma che esprimono invece contenuti smisurati e soprattutto inestimabili.
E noi siamo in edicola, in un chiosco a volte di dimensioni fiabesche con carta e penna.
Pertanto il prodotto cartaceo, quotidiano o periodico che sia, non ha più l'esclusiva della notizia, ma deve condividerla con nuovi mezzi, utilizzati da milioni di vecchi e nuovi soggetti, che attraverso la cosiddetta rete e in particolare con i social network, Facebook e Twitter, ne discutono in tempo reale.
Questo discuterne, scrivendosi o postandosi foto o discorsi, avviene senza muoversi dalla posizione in cui essi si trovano.  Metropolitana, treno, aereo, nave... Adesso in questo momento e in questa sala con un semplice strumento telefonico o un tablet.
Perciò non più correre verso la notizia, ma la notizia che ti raggiunge in tempo reale e ti permette di interagire con essa e con tutto il mondo che la circonda e che a sua volta interagisce con te.

Alzare il clear al mattino alle 4,30 ha ancora senso?
Pertanto il giornale non ha più quella funzione per cui è nato, che ci permetteva poi di socializzare attraverso le notizie che leggevamo, ma diviene solo un acquisto tradizionale, come si dice una consuetudine (immortale è la frase di alcuni clienti "l'ho comprato ma non l'ho neanche aperto ") oppure diviene uno strumento di approfondimento culturale.
Ho seguito da vicino - chiaramente on-line - il Convegno di Firenze, dal tema " La nuova era del giornalismo", (The New Age of Journalism) che si è svolto a Palazzo Vecchio il 27 Ottobre scorso. Marco Pratellesi, giornalista molto attento alle tematiche del proprio settore, ha esposto temi molto interessanti che coinvolgono molto da vicino anche il nostro settore e il tema della carta come mezzo d'informazione.
Un Pratellesi a cui non voglio rubare la scena, ma che dice cose che molti di noi scrivono.
Anch'io credo che si debba ammettere la conclusione di una periodo. Cioè quello del tradizionale mestiere del rivenditore di quotidiani e periodici. L'edicolante.

Di conseguenza viene messa in discussione la crisi sostanziale di quel modello di businnes importato dall'America nei primi del '900 (detto Penny Press) più che celebrato e redditizio, che considerava al centro del sistema il rapporto: editore-lettore-pubblicità.
Nel primo semestre 2012 i quotidiani americani hanno perso 798 milioni di dollari di pubblicità rispetto allo stesso semestre del 2011. Nello stesso periodo sul digitale hanno guadagnato 32 milioni di dollari in più.
I giornali sul digitale guadagnano un dollaro di pubblicità per ogni 25 dollari persi sulla carta.  I conti, evidentemente, non tornano.
I giornali stanno precipitando: secondo le previsioni del Center for the Digital Future (Centro di ricerca americano) se la diffusione dei quotidiani su carta continuerà sui trend attuali alla maggior parte delle testate stampate americane restano pochi anni di vita.
Riusciranno a sopravvivere i punti estremi della scala dei media: i quotidiani più grandi e quelli più piccoli.
La crisi ha mietuto vittime illustri: Newsweek ha annunciato che dopo 80 anni stamperà la sua ultima edizione il 31 dicembre di quest'anno. Dal 2013 il prestigioso magazine americano sarà solo digitale, consultabile a pagamento sul web e sui tablet.

Il calo della pubblicità ha reso i costi di stampa e distribuzione non più sostenibili.

In Italia, nel 2000 le vendite medie giornaliere dei quotidiani superavano i 6 milioni di copie. Nel 2011 sono scese a 4,5 milioni con una perdita di circa il 26%. Il trend sembra inarrestabile: secondo le proiezioni della Fieg, nel primo trimestre 2012 le copie giornaliere sono scese sotto la barriera psicologica dei 4 milioni, attestandosi intorno ai 3,8 milioni con un'ulteriore flessione di circa il 5% rispetto allo stesso periodo del 2011.
Ma come Pratellesi, anche noi dovremmo chiederci: l'invenzione del web è compatibile con la stampa?
“Non credo sia in discussione la sopravvivenza dell'informazione. Ad essere in discussione sono le forme e i supporti con cui questa viaggerà nei prossimi anni” e – aggiungo - qui, oggi e nei giorni a venire, l'esistenza o meno del lavoro dell'edicolante e chiaramente di tutta l'organizzazione distributiva.
Ma anch'io, come altri, sono convinto che prima di essere un problema economico, la crisi di questo settore è un problema di cultura.
Per questo sono favorevole non al finanziamento pubblico dei giornali, ma al finanziamento della cultura. Che sono cose ben diverse.  In edicola un buon prodotto può fare la differenza.
Editori e i distributori devono capire che niente è più come prima e che le logiche "io ti invio e tu mi paghi a 7 giorni" non possono più essere sostenute.
Ci vogliono giornali più brevi, più selettivi, più pensati. Sono troppo pesanti da leggere e da trasportare. Vendiamo a prezzi irrisori e regaliamo chili di carta di cui la gente non se ne fa nulla.
Dopo anni di sperimentazione sul web, cellulari, tablet e social media si sono aperte nuove opportunità per l'informazione, che ci costringono ad innovarci e a trasformarci.
Due anni fa in America circolavano 13 milioni di tablet: oggi sono 70 milioni. Secondo le previsioni  entro il 2016 nel mondo saranno 665 milioni.
Ma nonostante tanti proclami, nessuno ha trovato un modello efficace per sostituire le entrate della carta con il digitale.
A questo punto dovremmo chiederci: esiste un modello economico alternativo? In un mondo che cambia così velocemente, l'unico modello possibile potrebbe essere la flessibilità: la capacità di inventarsi di volta in volta il modello più adatto alle trasformazioni in atto. Con un unico punto fermo: dobbiamo ripartire dal lettore."

E noi, edicolanti, continueremo a vendere la stampa quotidiana e periodica?

Credo di si, ma i nostri fatturati, i fatturati delle edicole si ridurranno notevolmente e i nostri punti vendita subiranno la medesima conseguenza. Inutile che vi racconti quel che non penso. Il 2013 ci vedrà in trincea.
Gli editori, incapaci di mettere in campo un progetto, sono destinati a rimodellarsi oppure spariranno anche loro. E i distributori nazionali e locali, se non si fonderanno fra loro dando vita a delle grosse concentrazioni commerciali sono destinati ad un continuo assorbirsi l'un l'altro, fino a ridursi a poche unità, con costi distributivi e di sostentamento insopportabili.
Editori e distributori se vogliono sopravvivere, devono, con l'aiuto dei rivenditori, creare rete. La rete, il marchio.
Quel qualcosa che distingua il punto vendita e lo identifichi per quello che commercializza e che vada oltre la stampa quotidiana e periodica.  Ci si deve reinventare non solo il settore stampa, ma anche il resto. E soprattutto crederci davvero. Non farlo per sbarcare il lunario, ma vederlo come business di settore.
Così facendo editori e distributori potranno avere ancora un ruolo e i giornali avranno ancora senso ad essere commercializzati nel canale attuale.
Ma ci si deve decidere oppure recidere questo cordone ombelicale che sta danneggiando la rete.
Ma io mi chiedo, perché distruggere un intero settore senza provare a prenderselo in carico e a farlo funzionare come si deve attraverso un progetto mirato?
Veramente editori e distributori credono che la crisi del punto vendita non si ripercuoterà in maniera tale da compromettere anche la loro esistenza? Mi sembra una visione un po' miope di una cancrena evidente.

Chiaramente parlo di investimenti editoriali sul punto vendita, di ammortizzare i costi a breve termine, di rottamare le chiusure, di ampliare la possibilità di commercializzare altri prodotti. Di intervenire sulla tassazione verso il governo. Per chi ha dei chioschi di ottenere maggiori spazi, minori costi dei plateatici. Una legge regionale che consideri le edicole come centri della cultura e come tali preservandone in modo intelligente l'esistenza.
E voi direte, chi si prende la briga di fare tutto ciò, rappresentando ai nostri interlocutori le nostre esigenze di rivenditori, di questo nuovo settore che deve nascere? E i tempi?
Il soggetto che deve interloquire è il sindacato e i tempi sono subito. Adesso!
Voi, noi, insieme, dobbiamo designare qualcuno, che abbia la forza di suscitare e trasmettere interesse e sappia trasformare le parole, in fatti concreti. Un progetto che parli di futuro.
Cinque o sei sindacati che si fronteggiano continuamente e che -vedesi abbonamenti in edicola- si esprimono individualmente: non - va - bene!
E non voglio che sia la firma di qualche avventato a segnare il mio destino e quello di 30.000 edicolanti. Non si può più viaggiare a vista, dove quattro tessere, parlano per le restanti 29.996.
Le regole vanno cambiate e chi non ci sta deve fare un passo indietro.
Se le primarie vanno bene per i partiti, perché anche noi non possiamo unificarci e scegliere un solo rappresentante, coadiuvato da un gruppo? Votato da tutti: associati o meno. Perchè non è una tessera che fa o non fa l'edicolante.
Rinnovarsi vuol dire anche questo: sapersi mettere in gioco. Ma soprattutto fare squadra.

                                                                                Giunta  S.N.A.G. Nazionale
                                                                                           Carlo Monguzzi