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martedì 13 maggio 2014

L'editoria italiana - un brutto sogno

Il valore di un prodotto non è soltanto dato dalla somma dei costi. Non basta aggiungere produzione, distribuzione, creatività ecc…Il valore del prodotto finale lo danno i consumatori. Se un bene è richiesto e desiderato l’attribuzione del suo costo seguirà una logica, diversamente dovrà subirne un’altra.
Oggi noi parliamo del prodotto in assoluto più in crisi, l’informazione su carta
Credere che ciò che viviamo oggi sia sfociato negli ultimi anni, non è corretto. La crisi ha origini più lontane ma è stata in gran parte mascherata o osservata in maniera superficiale e presuntuosa da molti. Troppi dati e poca sostanza sono passati sotto gli occhi di tutti in questi anni. Dati magari positivi ma nati dalla creatività manageriale non da un solido flusso finanziario.

 L’italiano medio non è mai stato un grande lettore. Questo è il nostro maggior problema. Noi prediligiamo una pizza a un libro o a un mensile. Meglio una cover nuova per l’i-phone piuttosto che amare l’ appuntamento quotidiano con un giornale.  Amiamo la televisione e preferiamo i reality all’ informazione, in più consideriamo i grandi editori come un’ appendice di un Governo, qualunque esso sia, non dei più efficienti, pertanto si parla sempre di informazione distorta e non...trasparente.

 Non è tutto qui. Abbiamo un ulteriore handicap. L’editore non si chiede come mai l’italiano non legga ma sempre si domanda :” Come mai quello stupido di italiano non mi legge che sono così bello, interessante, approfondito ….?”. La colpa è del consumatore che non capisce il prodotto non viceversa. Straordinario.

Così l’editoria ha dovuto inventarsi qualcosa per sostenersi. Sebbene incredibili e incomprensibili fenomeni (per me), tipo quello degli allegati, abbiano generato enormi ricavi in tutti i soggetti della filiera, si è anche potuto riscontrare che si è pur sempre trattato proprio di un “fenomeno”, di pochi anni. Una volta riempite le case di libri, secondo molti per puro collezionismo e senso estetico e di enciclopedie,  sembrava che nessuno avesse un’ enciclopedia in casa, rieccoci ripiombati nel medioevo. Tutto questo ha però dimostrato una grande produttività della rete commerciale, ovvero delle edicole, e un’ efficiente se non unica capacità diffusionale del prodotto editoriale su tutto il territorio nazionale. Quando il prodotto è buono il giocattolo funziona.

Se quindi il consumatore non mi vuole come faccio a farmi leggere? Esco gratis, ma chi paga? Pubblicità? Perchè no, ma la diffusione è bassa come si fanno a aumentare le diffusioni? Allargo la rete di vendita, aumento la tiratura e vado ovunque ci sia un posto dove poter essere “buttato”. A questo punto entrano i grandi “certificatori” di vendita come delle diffusioni, che nulla sono se non gli stessi editori che certificano se stessi, attraverso importanti strutture costituite sempre dagli stessi editori…chiaro no?

Per pigrizia tralascio quanto lo Stato abbia partecipato nel drogare l’editoria italiana solo per sostenere qualcosa che imprenditorialmente era già al collasso da anni. Mi sono sempre chiesto perché un editore debba sentirsi in diritto di pretendere soldi pubblici, in qualunque forma essi arrivino, per sostenere un pensiero che il cittadino non è interessato a leggere ed ascoltare.

Dopo tutto ciò, e senza mai tralasciare l’inimmaginabile mole di denaro pubblico speso per sostenere le spese postali, per abbonamenti che nessuno vuole, ecco tutti gli anni la processione di F.I.E.G. con il cappello in mano a pretendere denari per la salvaguardia dell’informazione e della libertà di stampa…i nostri denari.

Adesso torniamo alla mia premessa. Il valore di un prodotto percepito dal cliente. Se un consumatore non è disposto a pagare 10 euro per un prodotto e non è disponibile a fare un abbonamento allo stesso prodotto nemmeno per 2/3 euro….vuol dire che non gliene frega niente del tuo prodotto e che ti stai prostituendo pur di essere letto o diffuso. Il cliente non se ne accorge?
Oggi, dove la pubblicità non è più quella di un tempo e lo storico sorpasso da entrate da ricavi di vendita a quelli pubblicitari è oramai un lontano ricordo dovrebbe, in teoria, essere il momento del lavoro e delle idee ma….tutti qua dicono:”viva il web!!!”

In Italia l’editoria sembra che non debba avere un valore. Il prodotto non deve essere comprato. Eppure ci sono stati elementi anche recenti che possono far credere che esistono fasce di pubblico interessate alla lettura. Gli editori si stanno impegnano di più a strutturare un modello di business sul web ma…l’italiano, come abbiamo detto, se non paga per la lettura non è disponibile a pagare nemmeno un minimo prezzo per la stessa, soprattutto se può averla gratis. Sarà un nuovo binario morto. In tutto questo sarà difficile inventare certificazioni fittizie. I numeri quando si parla di traffico internet seguono ben altre logiche.

  Bisogna inventarsi altro, e penso che la soluzione migliore debba partire dal prodotto e dal suo incontro con il consumatore. Ritorniamo indietro di 20 anni quando ancora non era incominciato questo brutto sogno.

A.R.
 


    
photo credit: i k o via photopin cc

giovedì 27 febbraio 2014

Le edicole

Le “edicole” rappresentano una realtà importante quanto sconosciuta nel mondo commerciale. Oggi magari il loro ruolo informativo potrebbe sembrare a molti di secondo piano, visto i passi tecnologici degli ultimi anni, ma non si può non tenere conto del grande, quanto incompreso ruolo istituzionale e sociale che hanno avuto per più di un cinquantennio.

Un paese incomincia a definirsi tale quando c’è una chiesa, una farmacia, un’ edicola ed un bar. Intorno a queste semplici, solo in apparenza, strutture si formano le comunità, i rapporti sociali…le città. Il ruolo informativo è inutile spiegare quanto sia importante ma solo gli addetti al settore, non dell’editoria in generale, ma proprio dell’ attività di vendita del prodotto editoriale, conoscono cosa è in realtà il lavoro dell’edicolante.


 Normalmente quando tentiamo di spiegare la vita di un prodotto editoriale dalla sua ideazione a quando viene venduto, ad un imprenditore, un politico o anche al cliente rimangono spiazzati. Risultano quasi incomprensibili le logiche che governano il nostro settore, perché sono assolutamente atipiche.

Sotto un certo profilo siamo imprenditori, nel senso che investiamo nella nostra attività ma non viviamo in un mondo imprenditoriale. Entriamo in un mondo già confezionato con regole, per mille motivi, inattaccabili da sempre. Sotto molti aspetti siamo più un enorme catena di Franchising. La più grande d’Europa.

Meno di un pugno  di distributori nazionali sono una diretta emanazione di grandi gruppi editoriali, tranne SODIP, ed  hanno in portafoglio tutto il mercato editoriale e ne determinano le strategie. Circa un centinaio di distributori, ma ne chiuderanno diverse decine, hanno un mandato blindato su zone sempre più ampie per la distribuzione del prodotto, in regime di assoluto monopolio.
 Assolutamente incontrollabili decidono i quantitativi da mandare in rete, i titoli, i sistemi di pagamento della rete di vendita e ogni tipo di gestione, riuscendo a far credere anche agli editori, che non sono loro  a comandare.

Gli edicolanti esclusivi, circa 30.000 ed in caduta vorticosa, assorbono tutte le distorsioni del sistema.

 Non decidono ovviamente il prezzo del prodotto, il prezzo di cessione deve essere uniforme su tutto il territorio, non possono gestire gli ordini, i quantitativi, i  titoli, quando pagare come pagare cosa pagare, orari di apertura chiusura  ecc…
Non so se è un mondo brutto o meno è sicuramente un luogo dove la libera imprenditoria non esiste ed il monopolio distributivo ha ingessato il settore privandolo di ogni essenza imprenditoriale.

I pilastri che hanno determinato le modalità di vendita del prodotto editoriale sono uguali da diversi decenni e sembra che nulla stia cambiando in quanto anche l’unico soggetto riconosciuto per trattare le nostre attività, F.I.E.G., è oramai latitante da diversi anni.

I migliori contributi li sta dando oggi la crisi anche se a discapito del prodotto editoriale e di una professionalità che è sempre più difficile riscontrare.

Volete sentir parlare di editoria, quella vera? Chiedete al vostro edicolante ne sa più di un manager R.C.S.

A.R.

giovedì 2 gennaio 2014

C' è qualcosa di innovativo nell'aria?No!

Una veloce illustrazione su ciò che l’editoria italiana è  riusciti a proporre di innovativo nel 2013 per incrementare le attività di vendita di quotidiani e periodici.
Dopo aver accantonato l'utilizzo di un POS nell'area del distributore locale Parravicini, per gli abbonamenti in edicola di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport (ma che, in teoria, presupponeva un ampio sviluppo su altri prodotti del medesimo gruppo) si apre forse una nuova era. Nasce Edicoliamo. Una piattaforma web per raccogliere abbonati in edicola che, contrariamente al primo caso, non necessita di un POS ma solo di una connessione internet. 

Il primo esempio, che non per nulla si chiamava prima card, ha avuto una penetrazione del 100% sugli edicolanti ( fortemente incentivati sui costi di telefonia) ma i risultati sono stati talmente esaltanti che non si sa più nulla da lungo tempo. L’operazione sembra fallita ma nulla si sa…Il secondo, edicoliamo, sembra che non piaccia agli edicolanti, ha avuto scarsa penetrazione ed è stato promosso dai realizzatori con poca verve.
 Diciamo che con edicola italiana gli Editori sono stati molto più convincenti. Qualcosa che qualcosa non è andato per il verso giusto e  magari necessario cambiare ricetta, ma tutto tace da mesi. L’analogo progetto per abbonamenti in edicola del quotidiano “La Stampa”, stando a quanto dicono gli stessi editori sta avendo un gran successo ma…se di “gallina dalle uova d’oro” si tratta, non capisco perché venga  tenuta così nascosta.

Abbiamo assistito nel 2013, ad altre attività nate sempre in casa Mondadori, un sistema di videonoleggio in edicola che ripercorre in maniera identica ma senza alcun investimento un altro prodotto, “Movie Take Away” anche se sembra che nessuno dei due stia producendo numeri interessanti. Forse è tardi parlare di videonoleggio? Forse c’è qualcosa di più interessante per gli utenti???

Ultima novità da parte di Mondadori è rivolta alla vendita di libri. Un angolo attenzionale  dedicato ad un certo tipo di lettura. Interessante, d’altra parte fa parte del nostro bagaglio culturale, ma oggi ci vuole molto di più. Non basta avere dieci venti titoli in esposizione per essere appetibili, ne abbiamo bisogno milioni e li dobbiamo avere in edicola in massimo 24 ore! Siete capaci? Altrimenti non state nemmeno a pensarci che lo faranno altri.

Grandioso è stato il lancio CONDE’ NAST di alcuni mesi fa. Un grande battage pubblicitario, un mini sito dedicato, un’ applicazione dedicata (incredibile!), miglia di copie regalate con un simpatico shopper, miglia di buoni inviati e distribuiti in ogni luogo….poi il nulla. Sicuramente è stato raggiunto l’obbiettivo ma sicuramente non è stato far vendere di più e portare nuova clientela in edicola come è stato tanto pomposamente annunciato. 
Ho capito. L’ennesima iniziativa per regalare migliaia di copie per far credere ad un nuovo boom diffusionale dei soliti mensili. Ancora qualcuno ci crede? Anche in questo caso le tecnologie sembrano non servire, l’applicazione per smartphone è nata morta l’abbiamo scaricata forse in dieci. Enorme delusione, se non avessimo le spalle robuste..

La grande novità del 2013 è stato lo sviluppo di un nuovo programma nato in casa “info-sistemi” che ripercorre le logiche di i-geriv di DPE. Un programma slegato da tutto ciò che avrebbe potuto armonizzare diffusione, vendite, resi ecc…sostanzialmente una sconfitta enorme per FIEG e per tutto il comparto editoriale e una grande vittoria per i padroncini monopolisti sul territorio.

Abbiamo poi le edicole sponsorizzate del Corriere della Sera in perfetto stile anni’80. Area attenzionale mescolata con enne editori, cappello brandizzato, rilevamenti telefonici….telefonici??? Ha fatto scuola anche il rilancio di “Gioia”. Organizzato come facevano quando ero piccolo (tanti tanti anni fa...). Il rivenditore è stato pagato per tenere in evidenza la testata che, notoriamente, ha dei numeri  molto tristi.
E poi….e poi…non mi viene in mente nient’altro, ma forse in altre zone d’Italia si starà facendo molto di più .
 Forse il mondo editoriale non si è ancora accorto di quanto sta accadendo, il fatto è che si muovono a tentoni e senza crederci, spolverando strategie che vengono poi abbandonate di colpo e senza coinvolgere i vari player. Troppa gente in pensione o che la sta aspettando, forse è questo il problema.
Direi un cattivo 2013 rispetto invece all’ impegno e alle risorse che vengono  dirottate sul web, ma  sul futuro dell’editoria è già stata chiara la stessa F.I.E.G.

Prospettive per il 2014? Ottime se impareremo a stare in piedi come commercianti e non più solo come edicolanti.

lunedì 4 novembre 2013

Informatizzazione - F.I.E.G. è la grande sconfitta!

Da tempo se ne parla ed oramai siamo arrivati alla fine di una fase importante per l’informatizzazione della rete di vendita.
Il sogno e la filosofia di inforiv oramai è naufragata e la colpa può essere data solo al grande sconfitto della filiera editoriale, F.I.E.G.
Inforiv doveva servire per legarci tutti in nome della trasparenza e dell’ottimizzazione della diffusione per massimizzare le vendite contenendo le rese. L’interesse primario è indubbio che fosse dell’”Editore”. Un fallimento dovuto ad una mancanza di determinazione da parte di F.I.E.G. Inforiv non è mai riuscito a diventare uno strumento per la  trasparenza della filiera. “Errori” sulla cessione del prodotto, nelle sue più svariate sfumature, si sono sempre presentate, indipendentemente che un’area distributiva fosse informatizzata o meno. E’ un ottimo strumento di controllo, nulla di più.
 Sorprende che un progetto che avrebbe potuto far evolvere la categoria, la distribuzione e lo stesso approccio dell’editore al cliente finale, venisse considerato da chi rappresenta il mondo editoriale come…un gioco.

Lo scenario sotto l’aspetto trasparenza e diffusione non potrà migliorare con il nuovo programma. I2.zero potrà essere migliore, più libero e performante,  più completo ma ogni distributore locale lo gestirà in casa secondo le proprie capacità e necessità.

Poco o nulla inoltre si sa  del famoso progetto per l' autenticazione dei dati di vendita promosso dal Governo. Direi a questo punto che parole tipo certificazione o trasparenza non possano appartenere alla filiera editoriale se in più di dieci non si è riusciti a portare un certo equilibrio tra le diverse necessità. Una coperta troppo corta che non può soddisfare le esigenze dei diversi soggetti coinvolti dal processo di vendita della stampa in Italia.

Come ho già anticipato in questo post, che ognuno sappia sfruttare le potenzialità del nuovo programma, perché armonizzare il dato a livello nazionale è un interesse talmente ambizioso che non può essere perseguito dalla sola rete di vendita e dalle sue associazioni, ma ha bisogno di partner capaci e determinati ed oggi, purtroppo, siamo circondati solo da un grande individualismo, tante chiacchiere e molta approssimazione oltreché della mancanza della F.I.E.G. di una volta.

venerdì 2 agosto 2013

Non solo edicola

Di crisi dell’editoria si parla moltissimo di crisi delle edicole molto meno...troppo poco.

 Solo gli edicolanti o le associazioni tentano di far emergere quanto sta accadendo nella rete commerciale.
 Si parla molto dei vari segmenti che interessano l’informazione, dai giornalisti agli stampatori, è difficile invece leggere approfondimenti  sul “mondo delle edicole”.


Il nostro settore è in profondo mutamento e lo vediamo ogni giorno. Le edicole purtroppo, non sono state oggetto di un’ evoluzione commerciale, essendo sempre assestate sulla vendita in forma esclusiva del prodotto quotidiano e periodico e soprattutto nelle grandi città, dove la crisi si sta sentendo molto intensamente.

Oggi il problema è proprio questo che la nostra attività così come concepita dipende dalla vendita di un solo prodotto e si da il caso che oggi sia quello più sfuggevole e in crisi a livello mondiale, ovvero il “prodotto editoriale”, mentre le altre merceologie poste in vendita sono marginali  ( per legge).

Ogni edicola ovviamente, per sua stessa natura, propone alla clientela servizi diversi che rientrano però nella sfera del “prodotto accessorio”. Schede, ricariche telefoniche, biglietti A.T.M., AREA C, Gratta & Vinci ecc…, tutte attività importanti ma che hanno tutte le piccole imprese simili alle nostre, bar e tabacchi in prima linea,  e che non si rilevano sufficienti per colmare il vuoto creato dal crollo della vendita di prodotto editoriale.

Le norme ci hanno protetto nel tempo. Nonostante quanto venga sostenuto da alcuni, per decenni e in gran misura, l’attivazione di nuove rivendite è sempre stata contingentata da precise norme. Ora, come da nostre precedenti comunicazioni stanno cambiando le fondamentali logiche che hanno regolato il nostro settore ma soprattutto l’editoria non è più in grado di offrire performance di vendita anche  lontanamente paragonabili a quelle del passato.

Diverse sono le iniziative e le opportunità che si stanno concretizzando per gli edicolanti di Milano e che vedranno un loro sbocco nei prossimi mesi. E’ molto importante però che ogni rivenditore abbia piena coscienza di quanto sta accadendo e che liberi anche la parte imprenditoriale e commerciale che per lungo tempo è rimasta sopita in noi.

Il mese di settembre ci vedrà coinvolti su molti fronti:

  • Un progetto di valorizzazione del punto vendita sviluppato con il Comune di Milano giunto alla sua fase finale
  • Nuovi progetti pubblicitari per i punti vendita
  • Ipotesi di collaborazione con A.T.M. per le rivendite di metropolitana
  • Estensione del progetto Wi-Fi Free - LUNA ( nel mese di settembre verranno contattate le rivendite installate per una verifica delle registrazioni)
  • Nuovi servizi per i punti vendita
  • Acquisizione di nuovi prodotti commerciali

domenica 14 luglio 2013

Non solo inforiv

Non facile giudicare se sia un bene o un male quando per anni si è voluto sostenere un progetto. 

Ci abbiamo creduto tutti e alcuni forse ci crederanno ancora o faranno finta, per dovere. 
La realtà è che si è incominciato a Milano a testare un nuovo software per la gestione della propria edicola.

 Dopo il lancio con AGIEMME del programma e successivamente alla sua fusione con M.D.M., si parte ora con un test di più ampia portata. 

Inforiv c’è ancora. Continuerà a girare, ma, come abbiamo visto due mesi fa, nessuno ci mette più le mani sopra. Con i suoi pregi e suoi difetti ma senza essere riuscito a realizzare un sogno, Inforiv fa spazio ad altri. Pulizia, trasparenza, logica distributiva e diffusionale, sconti corretti ecc…l’obbiettivo non è stato raggiunto dal programma e dai suoi promotori...tutti.

Riuscirà il nuovo software a realizzare questo sogno? No è impossibile. Riusciranno i programmi che si stanno affacciando nel settore, soprattutto per obblighi normativi, a garantire che il settore diventi pulito e trasparente? No è impossibile

Bisogna vedere la realtà e querllo che è accaduto. Tutti osannano l’informatizzazione ( e i più non sanno accendere un computer…) ma in più di 10 anni e con un programma praticamente monopolistico, solo un pugno di edicole sono riuscite ad formalizzarsi in tutta la nazione. Quanti sono i rivenditori che leggono in maniera efficace le vendite? Mi viene da ridere. Quanti sono i distributori che usano il dato di ritorno da inforiv per fare diffusione? Non ne parliamo.

Cosa può farci pensare che un nuovo programma o più programmi possano portare trasparenza nel settore?

Questa settimana è partito un test con un nuovo software; che ognuno lo sprema il più possibile per la sua azienda non per rincorrere i sogni, perché quello di cui abbiamo bisogno oggi, con le regole e le norme che ci "amministrano", il distributore e l’editore non possono darcelo.

venerdì 28 giugno 2013

Iniziative da urlo!!!

Sento e leggo quanto si dice e si scrive nell’ ambito dell’informazione online e dell’isterica ricerca di nuovi modelli di business legati alla lettura poi….vedo quello che succede nell' editoria reale, quella che viviamo tutti i giorni. Non quella dei numeri ma dei soldi veri.
Distribuzione e rete di vendita  fanno parte di  un processo evolutivo di filiera? Quali sono gli investimenti nel settore da parte delle sovrastrutture editoriali? C’è qualcuno che guarda verso i 30.000 pdv che creano il 90% del fatturato editoriale ( in termini di vendita, diffusione e pubblicità)?

Il “jolly” degli ultimi anni, per sostenere il comparto distributivo,  è la" resa a macero" o resa certificata ( bel termine....nulla di più) che comporterebbe comunque notevoli investimenti per la distribuzione in un momento dove i fatturati crollano e la visone del mercato è tutt’altro che delineata anzi…il futuro della vendita di prodotto editoriale è un enorme incognita. 
Altro non c’è. I costi di distribuzione aumentano il fatturato cala , le rese aumentano, ovviamente, così come le pubblicazioni da distribuire. Informatizzare…non se ne parla nemmeno. Troppa trasparenza fa male all’editoria.
Vedo che si profila un sistema per abbonamento in edicola. Rivolto all’abituale cliente non a chi non si avvicina al punto vendita pdv. L'altro sistema è fallito dopo due anni  di sperimentazione...anche se nessuno l'ha ancora detto a 250 edicole. Vedo che c’è una formula di vendita di libri in edicola che avrebbe avuto un riscontro tangibile negli anni ’80, un sistema di “noleggio DVD” in edicola, una versione leggera e con pochi euro d’investimento, di un’analoga iniziativa promossa da un soggetto rientrante in standard più comuni rispetto alla gigantesca PRESS-DI, ma che diversamente ha investito molto di più ( vedi immagine).

Movie Take Away - noleggio dvd
Altro non c’è. 30.000 punti vendita sul territorio non fanno parte di alcun progetto editoriale degno di nota. L’editore sta perdendo un “tesoro” che si sta guardando  attorno, non essendoci una linea o una proposta valida e, sicuramente, troverà più attenzione in ambienti che nulla hanno a che fare con il mondo dell’editoria e che oggi conosciamo.





martedì 14 maggio 2013

liberalizzazioni all'italiana

 Strano il mondo delle edicole. Immersi negli innumerevoli problemi quotidiani ci dimentichiamo che pochi mesi fa lo S.N.A.G. ha messo in atto uno sciopero nazionale di tre giorni, non recepito da parte delle edicole milanesi e con adesioni interessanti in alcuni Comuni, in seguito a gravi incongruenze normative che sono sfociate in una “liberalizzazione” del settore.

In quell’ occasione le altre sigle sindacali hanno preferito non aderire o ritirarsi all’ ultimo momento dalla protesta. Il fatto importante è comunque che l’obbiettivo prefissato non è stato raggiunto e che oggi c’è una grande e pericolosa confusione in tema di autorizzazioni alla vendita di prodotti quotidiani e periodici.

Ferma è la nostra posizione sul tema, tanto più che siamo davanti ad una finta liberalizzazione del settore che consentirebbe ad altri di accedere alla vendita di prodotto editoriale, impedendo nel contempo all’ edicolante, attraverso le normative di settore ancora operative, di offrire alla propria clientela diverse merceologie e limitando la superficie di vendita al prodotto non editoriale al 30% dello spazio espositivo ( per la lombardia).

Il motivo dello sciopero è stato proprio questo. L’incontro del 6 marzo con il Sottosegretario di Stato con delega all’editoria dott. Paolo Peluffo (nato dopo la proclamazione dello sciopero…), era andato nella direzione sperata, essendo emerso da parte del Governo un sostanziale apprezzamento per le tesi delle OO.SS nei vari ambiti.
Si è così ipotizzata la necessità di un normativa ad hoc che potesse coniugare i contrapposti interessi in tema di informazione assicurando la funzione di interesse pubblico e di utilità sociale connessa alla diffusione della stampa su tutto il territorio nazionale.

Come è a tutti noto ci sono state poi difficoltà nella costituzione del nuovo Governo e con il 2 maggio 2013 Il deputato abruzzese Giovanni Legnini è stato nominato dal Consiglio dei Ministri sottosegretario con delega all'Editoria e all'Attuazione del Programma. Tutto da rifare? Probabilmente no ma la cruda realtà è che il referente  è cambiato e oggi sul territorio nazionale ci sono diverse interpretazioni della legge che stanno mettendo a repentaglio l’esistenza della rete di vendita.

E’ notizia di questi giorni che a Modena la Grande distribuzione, sfruttando l’incertezza della legislazione in vigore (dove entrano in conflitto le leggi principali, quali la legge  170/2001, la Direttiva Europea Bolkestein e il decreto del Governo Monti sulle liberalizzazioni convertito in legge nel marzo 2012), sta aprendo uno dopo l’altro nuovi punti vendita all ’interno dei propri super e ipermercati.
Stessa difficoltà si sta riscontrando nel comune di La Spezia dove sono state date nuove autorizzazioni alla vendita sempre a dei supermercati. Attualmente i rivenditori liguri stanno organizzando un ricorso al TAR per le nuove autorizzazioni ma…la strada è senza dubbio in salita.

Voci analoghe si sentono arrivare anche da Comuni della Provincia di Milano, dove distributori "poco attenti" attivano nuovi punti vendita a ridosso di edicole già esistenti.
Il problema maggiore di tutto ciò è che siamo davanti ad una liberalizzazione fatta a metà su un prodotto che non può rientrare nei normali canoni concorrenziali (distributore, prezzo e aggio imposti) e vincolando per legge le edicole nel proporre nuovi prodotti.

La lunga pausa istituzionale dovuta alle elezioni del Governo così come della Giunta della Regione Lombardia si è conclusa e già sono attivi i contatti per chiarire e definire gli aspetti normativi in corso, ma la realtà è che tutto è cambiato.



photo credit: Simon Donini via photopin cc

venerdì 3 maggio 2013

Informatizzazione della rete di vendita


Un grande sogno o un grande progetto? Difficile dirlo. La realtà è che sempre più soggetti stanno fuggendo da quel grande ambizioso ”manifesto” rappresentato da Inforiv.

Nessuna paura inforiv c’è e, se il distributore vuole, funziona. Garantisce lo scambio dei dati e con l’attivazione dei vari blocchi applicativi l’efficienza del programma è reale, sempre che le esigenze del rivenditore siano in linea con quelle del distributore locale, di quello nazionale e dell' Editore...

Inutile negare che quello che si sta vivendo è il fallimento di un processo che avrebbe dovuto uniformare e semplificare la maggior parte dei processi legati alla distribuzione. Ognuno dei soggetti attivi della filiera ha necessità e finalità inspiegabilmente differenti e l'edicolante,  per assurdo e sui grandi numeri , non ha mai avuto questo grande desiderio e voglia di informatizzarsi o di ottenere la famosa" trasparenza".

La diffusione sul territorio di inforiv in 12 anni è molto bassa. Colpa mia, colpa sua, colpa nostra, il fatto è che l’obbiettivo non è stato raggiunto e F.I.E.G., promotrice e titolare del programma è ….scomparsa. Forse sedotta dal fatto che sul piatto è stato posto un ben più ampio progetto, ha pensato bene di dedicarsi ad altroma, io temo, sta producendo il medesimo risultato. L’affondamento, l’insabbiamento, l’ingessamento di ogni progetto.Nulla si sa e si sente da più di un anno...

Nulla si sente più sugli obblighi normativi da parte del rivenditore a dover certificare le vendite. Così nascono i programmi “fai da te” dei vari distributori. Un tempo biasimati (giustamente) perché non avrebbero consentito quello scambio di dati e quella trasparenza necessaria nel settore editoriale e distributivo. Oggi visti per forza sotto altra prospettiva. Il "papà di inforiv" non si sa dove sia finito. Nascono nuovi progetti locali. Più veloci e più snelli, perché nati non sotto un cappello F.I.E.G. promettono di fare altro e di farlo meglio, e forse sarà così.

Molti dubbi sui nuovi programmi ma sono una necessità imposta dai tempi e su cui ci si deve per forza confrontare, con un fondo di tristezza ma con la consapevolezza che si potranno trovare nuovi stimoli, in attesa che cambino tempi e persone.

domenica 24 marzo 2013

L'edicola tra vecchio e nuovo

Ogni soggetto che vive di editoria oggi si sta chiedendo cosa ne sarà del proprio futuro. L’Editore, il Distributore Nazionale, il  Distributore Locale ed ovviamente l’Edicolante.


Nessuno è escluso dall’ attuale rivoluzione. Non parliamo più di crisi del settore ma proprio di un periodo che sta portando un vecchio modello per la vendita della stampa, composto da determinate logiche legate a vendita, pubblicità, diffusione ecc… ad un nuovo modello che oggi nessuno ha ancora in mano e che nessuno conosce, anche se in molti predicano quello che, gli altri, dovrebbero fare.

Con il convegno di dicembre abbiamo voluto dare inizio a questo processo di condivisione ed approfondimento di tutte le tematiche inerenti la nostra attività perché tra pochi anni non saremo più quello che siamo oggi.  

Continuiamo a parlare e discutere del problema quotidiano, dalla resa all’orario di consegna, ma non possiamo far finta di non vedere quello che accade attorno a noi.

Qualche esempio? Il gruppo Mondadori ha chiuso il bilancio 2012 e registra una perdita di 167 milioni. I ricavi sono scesi del 6% a 1,416 miliardi. Le entrate pubblicitarie hanno subito un calo del 21,4% rispetto al 2011.  L’anno in corso non promette meglio, se per il 2013 Segrate prevede un margine operativo lordo inferiore rispetto al 2012. 
La chiusura di cinque testate e della riorganizzazione di molte delle residue redazioni della casa editrice che comprenderà l’esubero di più di 70 persone.
Stessa situazione per il GruppoPoligrafici, ovvero i quotidiani “Il Giorno, Resto del Carlino e la Nazione”. L'andamento della pubblicità sui quotidiani a pagamento evidenzia un decremento a valori globali del 16,2%. Per quanto riguarda la diffusione dei quotidiani si accentua il calo con una flessione per il 2012 del 8,7%. La fonte e A.D.S. pertanto già sappiamo che sono dati che tengono mo0lto poco presente il reale assorbimento di un prodotto .  La raccolta pubblicitaria sui quotidiani cartacei registra una contrazione del 17,5%, mentre è stata molto positiva la raccolta pubblicitaria su internet con un incremento del 30% rispetto al precedente esercizio.
Corriere della sera? 800 esuberi di cui 600 inItalia. Come tutti sappiamo e abbiamo visto con i due giorni di sciopero. Riduzione dell’organico di 110 giornalisti su un totale di 355, il taglio di parti rilevanti delle retribuzioni effettive, la possibile vendita di sedi e riduzioni di pagine.
Gruppo Espresso. L’utile netto del gruppo si attesta a 21,8 milioni di euro, in calo del 64% rispetto ai 60,4 milioni conseguiti nel 2011. E il futuro sembra tutt’ altro che roseo.

I distributori nazionali oramai sono 3. M-DIS, PressDi e SODIP. I primi due di diretta emanazione editoriale ovvero Rizzoli e Mondadori. Negli ultimi 5 anni hanno chiuso o sono in profonda crisi altri tre distributori nazionali. I distributori locali rivedono i costi e si restringono o si accorpano per non morire e noi?

Noi non possiamo fare tagli sul personale o ridurre gli investimenti, possiamo riscoprirci commercianti e… piccoli imprenditori usano/sfruttando  quell’ossigeno che, per ancora qualche anno, l’editoria ci darà.

Molto si sta facendo per vedere l’”edicola del futuro”.  Ci si sta muovendo con il Governo, in Regione Lombardia e con l’Amministrazione Comunale di Milano come con le agenzie, ma una "rivoluzione" non si affronta con la logica di cambiare qualche regoletta all'accordo nazionale ma con il coraggio di chi sta facendo migrare un settore commerciale ad un altro.  

L’edicolante invece oggi deve fare la sua parte partecipando alla discussione e aprendosi alle nuove opportunità che si stanno creando.


photo credit: changsterdam via photopin cc

martedì 5 marzo 2013

Milano, 10% di edicole in meno nel 2012


Nessuno di noi può realisticamente pensare che il mercato editoriale potrà mai ritornare al livello degli anni passati. Internet è una realtà alla portata di tutti. Nel palmo della sua mano il cittadino può avere l’informazione che cerca.

Possiamo anche raccontacela all’ infinito di quanto sia bello sfogliare il quotidiano, cartaceo, su un comodo tavolo o sulla panchina, oppure comodamente sulla sdraio in spiaggia ma la realtà è ben diversa. 

Ami il fruscio della carta? Ami lasciarti sedurre da quello strano profumo emanato dalle figurine appena le apri? Bene, ti capisco tutti noi abbiamo i nostri amori e le nostre passioni ma “il mercato” dell’informazione è diventato ben altro e sentimenti e sensazioni sono una cosa, il conto in banca un altro.

Milano, ma penso anche tutte le grandi città in genere, ha avuto un pesantissimo calo proprio nel 2012 . E’ vero. Le edicole chiudevano anche prima, così come anche altri esercizi commerciali. La media era di circa cinque edicole all’anno. Solo il 2007 ha visto un’impennata che si è distinta rispetto al passato.

 Nel 2012 invece le edicole di Milano hanno vissuto un tracollo numerico storico, anche nei fatturati. 32 edicole cessate definitivamente e circa 30 sospese. Il dato è pesante come un macigno. E’ vero che bisogna leggere certi numeri con cautela, perché il nostro è un settore dove molti si avvicinano ritenendo che sia un attività semplice ed esenti da rischi, quando in realtà è esattamente il contrario. Molte edicole sono anche quindi chiuse per eccessiva svogliatezza da parte dell’imprenditore. Alcune di quelle sospese riapriranno, anche gli edicolanti si ammalano o devono chiudere per vari motivi per poi riprendere ma…ciò non toglie che il 2013 la città di Milano ha una riduzione dei punti vendita inferiore del 10% rispetto al 2011.

Colpa degli abbonamenti?NO. Gli editori hanno dati nazionali sugli abbonamenti ridicoli. Colpa dei non esclusivi?NO, a Milano, esclusa la GDO che non genera fatturati così importanti rispetto alla rete di vendita, sono un numero bassissimo e hanno “vita” estremamente breve. Allora cosa sta succedendo? Tutti gli editori del MONDO stanno tentando di capire la formula per risollevare una situazione editoriale STORICA e ognuno si inventa la sua soluzione e dice cosa devono fare…gli altri! Noi, edicolanti, non abbiamo questo tempo. Tutti gli editori stanno spostando risorse sull’ informazione on-line…noi edicolanti non guadagniamo sulle versione per i-pad del Corriere della Sera o di tutti gli altri editori.

La legge ci potrà aiutare, ci auguriamo in tempi brevi, quando ci libererà dai lacci e lacciuoli che ci legano, ma oggi il nostro “tesoro” sono i punti contatto quotidiani, la nostra capillarità sul territorio, gli orari di apertura e il nostro posizionamento.
Realizzare e capire l’attuale situazione è il primo passo per riscoprire l’imprenditorialità che un settore chiuso e contorto come quello editoriale ha voluto seppellire. Il primo punto è riscoprirci commercianti, non edicolanti.

mercoledì 6 febbraio 2013

Edicole in sciopero! Vuoi sapere perché?


Perché ogni giorno quando vai a comprare il giornale o quando vai a comprare un semplice biglietto del tram dai per scontato che ci sia una figura commerciale, definita “edicolante”, pronta ad offrirti quell’ oggetto che viene teorizzato come l’essenza della libertà di stampa e dell’informazione ma che in realtà, a livello istituzionale, non frega proprio a nessuno.


Il lettore è abituato a trovarlo. Lo vuole, lo esige, lo pretende e lo vive come un diritto e sarà pronto a abbandonarti per un abbonamento. Si arrabbierà se per un improvviso malore l’edicolante sotto casa dovesse mai chiudere costringendolo  a fare altri 200 metri per trovare un'altra edicola. Nella realtà però al cliente non gli interessa cosa c’è dietro e tanto meno è interessato sapere che il nostro settore sta vivendo il suo crepuscolo. 

Nell’assoluto silenzio di tutti coloro che sono pronti ad ergersi a difensori della libertà di stampa e che quotidianamente rivendicano il diritto ad essere finanziati per idee che nessuno acquista e che a pochissimi interessano. Per assurdo i nostri più accesi e attivi censori sono proprio gli editori e i giornalisti.
Siamo stati una categoria redditizia ma con immani sacrifici. Ora siamo un settore in profonda crisi e lavoriamo ancora di più. Siamo nel bene e nel male coloro che hanno garantito la libertà di stampa e la parità di trattamento dall’immediato dopo guerra ad oggi. Tutelati da delle leggi ma con un prezzo salatissimo da pagare. La morte imprenditoriale. Nessuna possibilità di scelta del prodotto, ne dei quantitativi come dei titoli, aggio imposto prezzo imposto. Il franchising più esteso a livello europeo con il 100% de costi a carico dell’esercente.
Oggi la legge non è chiara. Si capisce poco è contorta e confusa. Si vede che è nata da gente che non conosce il settore e che ascolta troppe voci discordanti e soprattutto che  non sa prendere una decisione. Gli editori con la FIEG invece non esistono. Non intendono scrivere nuove regole e nemmeno ne vogliono parlare. Troppo occupati a tenersi attaccati alle poltrone. Il Corrierone vende la sede, la Mondadori non riesce a pagare l’affitto e la nostra controparte storica sonnecchia da qualche parte. La distribuzione implode sotto i costi di gestione e si inventa ogni stratagemma per stare in piede. C’è chi chiede i soldi all’edicolante, chi se li prende senza chiederli e chi farà il buco ad M-Dis e Press-di con il beneplacito dei top manager.

Sta nascendo un nuovo modo di vendere informazione. All’insegna dell’anarchia e del “si salvi chi può”. Per questo facciamo sciopero per dare una sveglia a quei pochi che vogliono costruire qualcosa, e saranno proprio coloro che venderanno informazione anche nei prossimi anni, non con regole di FIEG o norme nazionali ma con le uniche regole che contano, quelle di mercato.

A.R.



photo credit: Brocco Lee via photopin cc

lunedì 4 febbraio 2013

Trasformiamo la carta in oro

Oggi mi è capitata tra le mani una delle tante nefandezze a cui ci ha, purtroppo, abituato il mondo editoriale o più propriamente “paraeditoriale” e su cui non si è riusciti in decenni a far chiarezza. Esce il prodotto “INAC. RIED SPECIALE  “ mittente Press-Di. Non il più infimo dei soggetti quindi ma il secondo colosso distributivo italiano. L’importante testata come è chiaro dallo stesso titolo parlerà di…di….ma certo! Come non capirlo! Parlerà di cavalli. E’ vero. Anche su web-inforiv non c’è il sottotitolo né in bolla ne sul sito quindi si può ricorrere all’Organo di Conciliazione e Garanzia….e poi? Possibile che solo le Associazioni e gli edicolanti vedano quello che accade? Passano gli anni ma io la penso proprio come al Congresso di Firenze del 2010:



"Viviamo quotidianamente un sistema che oramai lascia troppi dubbi Ogni giorno riceviamo  pubblicazioni che sono morte e defunte, riciclate e rimesse nel mercato e molte Aziende si chiedono se siano prodotti regolari o meno…e la rete di vendita può solo andare sulla fiducia; riceviamo coltelli, bicchieri e piante registrati in tribunale come prodotti editoriali quando lo stesso Antitrust a gennaio li definiva “…Presunti editori…..”, ma noi, sulla fiducia continuiamo a commercializzare; abbiamo tutti i giorni in tutta Italia documenti contabili imprecisi che riportano quantitativi spesso errati in consegna e più frequentemente in resa; nonostante questo come 40 anni fa mandiamo il nostro reclamo al D.L.…e così all’infinito….; e anche qui ci dobbiamo fidare di una contabilità fatta da altri e che nessuno sa quali discrasie nel comparto, a livello globale, può creare. Oggi gli unici interventi che si possono fare sono le solite commissioni  o forse ricorsi all’ O. di C., ovvero non usciamo dalle nostre quattro mura.
Con i soldi e con il sacrificio e la dignità di una rete forte e laboriosa colmiamo le incomprensibili mancanze, che rappresentano non una lieve parte del nostro mondo, ma la totalità del comparto editoriale in quanto questo quotidiano flusso di prodotti e di finanziario è gestito da altri e incatenato anche dalle regole da noi  poste e da noi avallate e protette."

A.R.

L’edicolante e il miciolino


"Miao" storico ed eccezionale settimanale per bambini
 Tra Milano e Provincia possiamo essere fieri di aver una buona presenza sul territorio. Mille problemi tante tensioni ma evidentemente il modello associativo che rappresentiamo è ancora d’interesse per il rivenditore. Un ufficio sempre attivo e che rincorre la professionalità al massimo delle proprie capacità. Ogni giorno si gestiscono tra le 20/40 richieste di consulenze, sostegno e attività su problemi di varia natura…Aggiungo che Il 2012 è stato l’anno più tragico che Milano abbia mai conosciuto per la vendita di quotidiani e periodici ed ha visto anche l’affacciarsi di nuove normative che hanno stravolto lo scenario editoriale ed hanno portato ai nostri occhi il tema”liberalizzazioni”.
 Vengo al dunque. Nel 2012 abbiamo avuto zero telefonate in merito allo stato delle licenze ed in generale sul tema liberalizzazioni! Decine di comunicati da parte nostra in merito e nessun interesse.
Centinaia di contatti per problemi di COSAP, orario, rese, tende, finanziamenti, I.M.U.  ecc…e nessuno ci ha chiamati per chiedere:”…ma…esiste ancora l’autorizzazione alla vendita?”
Tanti anni fa ( oramai più di 20) echeggiava per il nostro ufficio una frase di Angelo Azzimonti: “ all’ edicolante interessa solo se non trovano il miciolino nella resa….?”

Aveva ragione?